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libricity alla Google Launchpad Week Milano

Cari lettori del nostro blog e utenti di libricity, sono passati 3 mesi dal nostro ultimo post e ce ne scusiamo, sono stati mesi intensi di lavoro grazie alle collaborazioni fatte con Bookcity Milano e Più libri più liberi di Roma.

Ripartiamo in grande con il racconto della nostra esperienza al workshop organizzato da Google Italia!

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La nuova app TwoReads per i lettori! La proviamo insieme?

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Cari amici del blog,
siamo alla ricerca di 15 volontari con cui fare un test su un nostro prototipo di app per lettori. Ci servono infatti diverse prove per capire meglio come coinvolgere in fase di progettazione utenti interessati.

CHE APP È?
Stiamo progettando un’app per lettori, ma non vi spieghiamo qui come funziona perché questo fa parte di uno dei task del test (vedi sotto). Continue reading

Al servizio del lettore

Vendere l’anima di  Romano Montroni (Laterza, 2006) parla di innovazione, flessibilità e velocità di cambiamento, attenzione totale alle necessità del lettore\cliente e al lato emozionale dell’esperienza in libreria. È un libro interessantissimo sul mestiere del libraio scritto da chi ne ha fatto la storia attuale. Giustamente Umberto Eco dice:

Leggere Romano Montroni che parla del mestiere del libraio è un po’ come leggere Dante che spiega come scrivere un poema in tre cantiche, Cellini che parla del mestiere dell’orafo, o – per essere più modesti – Landru che racconta come si uccide una moglie.

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Libreria, categorie e settori

Lo sviluppo della nostra app dentro la libreria IBS di Padova è un processo tanto stimolante quanto impegnativo. Uno dei punti principali che stiamo cercando di risolvere è come favorire la ricerca autonoma di un libro all’interno della libreria.

Prima di tutto ci pare istruttivo un veloce confronto tra libreria e biblioteca. Necessità e fini differenti si traducono in due approcci ben distinti. La biblioteca organizza la classificazione dei libri in categorie “rigide” e quindi la loro disposizione in un luogo “fisso”. Rispetto alle librerie, le biblioteche tipicamente hanno un maggior numero e una maggiore varietà di libri (raccolti nel corso di decenni o secoli) e soprattutto li tengono per più tempo, quindi la parte di “retrieval” è molto più importante per loro. Nel breve periodo gli entrano però meno titoli, quindi possono permettersi di dedicare una quota di tempo superiore ad ognuno di essi (naturalmente immaginiamo che dimensioni e risorse a disposizione siano comparabili). Infine la biblioteca non è pressata a posizionare il singolo libro nel luogo più “appetibile”.

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La nostra app nella libreria IBS di Padova

Da una decina di giorni siamo nella libreria IBS di Padova (Via Alinate, 63) a sviluppare una nuova app. Per noi è una bellissima esperienza: lavoriamo finalmente con molti dati accurati sui libri e soprattutto stiamo a contatto con gli utenti, in tutte le fasi dello sviluppo.

In questo post vogliamo presentare la app, rivolta ai lettori già entrati in libreria, partendo dalle analisi che ci hanno spinto a crearla. Ecco quindi una prima considerazione ovvia e fondamentale: se entro in libreria ho già operato una scelta forte, in quel momento m’interessano più i libri che le scarpe, e il primo “incentivo alla lettura” deve essere un ambiente favorevole alla ricerca/scoperta e all’acquisto dei libri (un discorso simile può essere fatto, fuori dal contesto commerciale, pure per la biblioteca e molti progetti meritevoli sul territorio seguono proprio questa direzione).

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TwoReads allo Scandinavian Executive Publishing Meeting

Come già ci era accaduto per la Fiera del Libro a Francoforte, pure in occasione dello Scandinavian Executive Publishing Meeting a Copenhagen noi TwoReads siamo riusciti a finire in un albergo nel quartiere a luci rosse. “Sì certo, per caso” iniziano a dirci gli amici a cui raccontiamo i due soggiorni… Ma questa volta l’hotel era bellissimo e la zona molto raffinata e ormai quasi ex-luci rosse. Quasi, ecco infatti la vista dalla nostra finestra.

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TwoReads, le nuove avventure

Cari lettori del blog e amici della nostra startup, il silenzio di questi ultimi mesi è dovuto a una profonda riorganizzazione di TwoReads.

Il 28 agosto abbiamo fatto una riunione con Roberto Lombardi, il nostro business angel: ci ha messo di fronte al fatto che il rapporto con gli editori è produttivo ma troppo lento e il mercato della saggistica, sul quale ci eravamo concentrati, è troppo piccolo, almeno in Italia in questo momento. Abbiamo quindi deciso di fare il classico pivoting e siamo ripartiti dai lettori e dalla lettura entrando in libreria. TwoReads vuole aiutare i lettori a trovare facilmente in libreria il libro che stanno cercando, anche quando non ne conoscono tutti i dati, e vuole suggerire altri libri interessanti, sostenendo con uno strumento utile – non certo sostituendo – il libraio.

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Collaborare online

Lavorare in una startup significa passare lunghe ore davanti ad un computer.

Tworeads non possiede (ancora) un ufficio: veniamo da città diverse, anche se stiamo convergendo tutti a Milano.
Questo significa necessariamente lavorare online, ergo collaborare online: abbiamo bisogno di vari strumenti per poter gestire, insieme e online, tutte le fasi del lavoro.
Prendere decisioni, ad esempio, è la cosa più complessa e cerchiamo di farla fuori dal computer: almeno una volta a settimana, ci troviamo per fare il punto della situazione. La comunicazione “faccia a faccia” rimane imbattibile per questo: facciamo il punto della situazione, l’analisi di ciò che è successo (successi e fallimenti), il piano a breve e medio termine, affrontiamo eventuali problemi.
Per il resto, necessariamente, ci rivolgiamo a strumenti. Questo è il nostro setup attuale.

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In teoria non c’è differenza tra teoria e pratica, in pratica si

Norman Donald
La Caffettiera del masochista
Giunti editore 2014

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Questo libro mi è stato consigliato da Roberto Picerno, un amico interaction designer in IDEO, alla mia richiesta di una bibliografia per iniziare a studiareinteraction design.
Fin dalle prime pagine mi ha aperto la mente e fatto capire l’importanza e la profondità di un approccio progettuale “antropocentrico” (assicurarsi cioè che i prodotti rispondano davvero a bisogni reali e che siano comprensibili e facili all’uso).

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