Spazio B**K (Indipendenti 12)

Cari lettori e utenti di libricity, ripartiamo con il blog dopo un agosto di sviluppo che ha portato al nuovo portale libricity.com, dove abbiamo migliorato la scoperta delle librerie e l’esplorazione dei loro cataloghi. Adesso stiamo sviluppando un aggiornamento importante per la app, disponibile entro inizio ottobre.
In questa puntata della nostra rubrica dedicata alle librerie indipendenti  vi presentiamo, con Diletta , Spazio B**K a Milano, via Luigi Porro Lambertenghi 20  (sito pagina Facebook).

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Cos’è Spazio B**K? E lo pronunciamo “spazio BOOK” o “Spazio BK”?

Pronuncialo come ti piace di più, abbiamo messo i due asterischi apposta. Io sono Diletta e con la mia socia Chiara ho aperto questa libreria quasi tre anni fa. Siamo una libreria specializzata su tutto quello che è immagine e figura: album illustrato per ragazzi, fumetto, illustrazione, grafica, insomma tutti quei libri che hanno le figure, non di fotografia e non di arte, e inoltre molte cose sulle tecniche specifiche e artigianali, dalla stampa alla tipografia, alla stampa su tessuto, alla costruzione. Questo è il cuore della libreria e poi abbiamo anche una collezione di narrativa e di saggistica che non sono però semplice  contorno.

Abbiamo anche costruito un laboratorio dove noi tutto l’anno teniamo dei corsi intorno al grosso tema del guardare, facciamo corsi di illustrazione e di disegno, ma anche più specifici dalle tecniche di stampa al collage.

Il primo target della libreria è sicuramente la famiglia con bambini piccoli e tra i nostri laboratori abbiamo un filone molto forte che è quello della didattica e della formazione degli adulti che “lavorano” con l’infanzia. Ai nostri corsi si iscrivono professionisti che vogliono fare aggiornamento, educatori e naturalmente anche genitori curiosi.

Il pubblico di famiglie con bambini era una cosa che avevate preventivato?

Prima di aprire siamo state “massacrate“ da una persona che faceva marketing e ci diceva che dovevamo pensare a un target, anzi a un target primario e a uno secondario, quindi da una parte un po’ lo sapevamo che avremmo raccolto quella fascia: il nostro primo target è sicuramente le famiglie giovani, tendenzialmente quindi genitori dentro i 45 anni con bambini molto piccoli. Vendiamo moltissimi libri 0-5 anni.

Questo è quindi diventato un posto in cui vengono a comprare libri per bambini molto piccoli, e per questo abbiamo creato anche l’offerta per il genitore che entra e sceglie qualcosa anche per sé. Inoltre qui vicino c’è la piscina Miele, forse l’unica piscina per bambini di Milano, e noi raccogliamo il passaggio.

Anche il secondo target per noi è fondamentale e sono tutti i giovani professionisti, spesso di questo quartiere, che ha tantissimi studi, sia di grafica che di fotografia che design, architettura (e c’è il Politecnico qui dietro).

Come selezionate i titoli?

Scegliamo titolo per titolo, sia in base alla conoscenza degli editori e del loro progetto, sia dal punto di vista estetico quindi cura della grafica, della tipografia eccetera.

Lavoriamo con grossisti italiani ed esteri e abbiamo rapporti diretti con editori. Tendenzialmente i rapporti diretti necessitano di depositi di tutto il catalogo invece a noi interessa più lavorare su titoli specifici per questo lavoriamo più con i grossisti. Sulla narrativa compriamo le novità degli autori che ci interessano, allo stesso modo facciamo con i fumetti, un settore per noi molto forte e quindi la novità dei fumetti è fondamentale. Ma su tutto il resto facciamo il lavoro di catalogo, anche se una novità ci arriva dopo due mesi non ci cambia molto, sopratutto perché noi facciamo un particolare sistema di esposizione dei libri: i libri girano molto come posizione, le esposizioni cambiano. Un fumetto che parla di cucina lo metto anche vicino ai libri di cucina, le cose sono mobili, insomma.

Non abbiamo magazzino, è la morte della libreria, vuol dire denaro fermo, ma in parte c’è una scorta di usato che comunque arriva e va con una velocità molto alta. Anche su quello facciamo proprio ricerca e sono solo illustrati, narrativa. Inoltre lavoriamo anche molto con l’estero, compriamo molti libri in lingua per bambini 0-5, e poi titoli di grafica, illustrazione, fumetto.

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Quali sono secondo te i problemi nel tenere aperta una libreria a Milano nel 2015?

Sicuramente l’equilibrio economico è il primo problema, il fatto che le librerie hanno dei costi molto alti rispetto al margine del prodotto. Sopratutto se si vuole lavorare con i libri, se si ha un progetto di libreria a cui non interessa fare il bar libreria, a cui non interessa lavorare con i gadget è davvero difficile.

Noi abbiamo pure un laboratorio che ormai fa quasi quanto i libri, quindi l’incidenza dei corsi è molto alta, e anche lì però, se vuoi lavorare in regola e pagare correttamente tutte le persone che tengono corsi e fare fatture per ogni centesimo, come noi facciamo, arrivi veramente giusto  in pari. Sicuramente il primo problema è costruire un equilibrio economico che funziona, risolvere costi alti su margini bassi.

Vi sono inoltre molte variabili difficili da quantificare. Noi lavoriamo nell’editoria da tanti anni ma non è facile per chi mette su una libreria da zero capire quando fare le rese, come farle, perché sono importanti; cosa vuol dire ordinare, in che periodi dell’anno ordinare di più, in quali di meno… Insomma una serie di cose che impari facendo.

Pensi ci siano punti nella filiera che se risolti meglio potrebbero far cambiare la situazione dei margini bassi?

Sì, sicuramente il secondo problema dopo la gestione economica è la distribuzione, e in parte sta cambiando in Italia. Non sta cambiando in sé ma le librerie stanno cercando delle vie alternative, su questo abbiamo un’ottica particolare perché lavoriamo con un settore particolare di libri e quindi è molto più facile trovare delle alternative. Una libreria generalista ha molto di più le mani legate e ha anche molti più problemi di concorrenza.

Sulla distribuzione libraria c’è un problema forte di geografia, noi siamo fortunate perché abitiamo a Milano ma siamo in contatto con molte librerie del centro sud per amicizia, confronto e scambi, e insomma lì non arrivano i libri, proprio le novità. E poi c’è il problema dei costi: gli editori che hanno la forza e l’organizzazione per distribuirsi da soli sono molto pochi, per gli altri l’intermediario porta a dei costi che incidono molto sul margine dei libri. Ma chiaramente le condizioni cambiano a seconda di quanto una libreria compra e di quanto rende, si contrattano rapporti diversi con la distribuzione. E i margini mutano: quelle che comprano meno e fanno molte rese hanno tendenzialmente il 29% come massimo.

Noi in realtà sulla distribuzione abbiamo deciso di lavorare in un modo particolare, usiamo sia distributori che grossisti senza promotori. Siamo noi che scegliamo, facendo un grosso lavoro di ricerca. I promotori, per quanto competenti, fanno fatica a capire qual è il progetto della libreria e quindi propongono cose che non funzionano per noi. Per esempio lavoriamo con tantissimi piccoli editori e vendiamo tante copie di titoli che non sono certo i best seller del mercato, e di questo la distribuzione si sta accorgendo perché come si legge in molti articoli anche le grosse librerie di catena stanno copiando il modello delle librerie indipendenti.

Perché il modello di libreria di catena “grande magazzino” funzionava negli anni Novanta, era tutto spersonalizzato e tu cliente volevi entrare in uno spazio in cui nessuno ti chiedeva niente. Quel modello li ora è entrato in crisi: Feltrinelli, Mondadori e le altre catene fanno riferimento a librerie più piccole con spazi ridotti e allestimenti diversi, e puntano sui librai in gamba che ci sono ancora nelle catene. Nelle librerie di catena che funzionano meglio c’è sempre un margine di scelta forte del direttore rispetto agli acquisti centralizzati. Ci sono alcune catene con la guida dall’alto e invii d’ufficio a tutto spiano e poi ci sono le librerie dove al di la degli invii d’ufficio riesci a mantenere una certa identità. Per fare un paio di esempio tra i tanti: la libreria Rizzoli è una grandissima libreria che però ha un settore moda e design molto curato, hanno comunque una caratterizzazione forte; alla Feltrinelli Duomo nella nuova ristrutturazione hanno potenziato il reparto fumetti. Insomma anche nella catena più catena d’Italia stanno cambiando delle cose.

Questi cambi di gestione sono sporadici o è un ripensamento generale di gestione?

Non credo siano arrivati ad un nuovo modo di gestire la catena, non credo che la riflessione dei direttori commerciali ai vertici sia andata così avanti da capire che anche i cataloghi non possono rimanere uguali. Però vedo i cambiamenti, vedo che si inizia a prendere come modello di nuovo la libreria indipendente, si comincia a lavorare molto a livello architettonico per renderla accogliente e  calda. I processi sono comunque sempre lunghi da cambiare.

Io ho lavorato al Libraccio che tenta di conservare uno spirito indipendente. Non a caso è una delle catene di librerie più solide in Italia, ha la forza non solo del nuovo e insieme dell’usato insieme ma anche di tenere insieme la libertà e identità delle librerie singole insieme alla centralizzazione.

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Ma ti vedi una contrapposizione o competizione tra libreria di catena e indipendente?

Secondo me dipende sia dal pubblico che dal catalogo. Una libreria generalista indipendente sicuramente soffrirà la competizione di una libreria di catena vicina, nel senso che potrebbe avere tanti libri in comune. Mentre il terzo fattore è il territorio, cioè dove sei.

Comunque il punto principale è il tipo di pubblico, a varie persone dico di andare in Feltrinelli a prendere un libro, non ho paura di fare questo perché so che quei lettori torneranno comunque a comprare qui. Se hai un pubblico forte, se hai il lettore forte onnivoro che compra da Amazon come compra in libreria, devi dargli un buon servizio, e quindi nel caso gli consigli anche un altro posto dove trovare il libro.

Come è per voi il rapporto tra editoria e tecnologia?

Noi siamo partite da un dato di fatto: i nostri lettori forti sono delle persone che passano la vita davanti al computer, disegnano in digitale, comprano ebook, però nello stesso tempo sono molto amanti di libri con le figure da sfogliare, che sono impossibili da guardare online e quindi puoi solo guardarli in libreria. Noi partiamo da questa considerazione: tante persone lavorano con il digitale o consumano prodotti digitali nello stesso tempo hanno bisogni molto forti di recuperare la manualità, di comprare dei libri che hanno un formato e un’estetica completamente diversa dal digitale.

Poi questo è un settore particolare, lavorare con gli illustrati è sicuramente diverso che lavorare con saggistica scientifica, e quindi dal libro d’artista al libro illustrato c’è una componente manuale, progettuale e fisica molto forte.

C’è un pubblico ormai iperabituato al digitale e c’è anche un pubblico che comincia a riconoscere l’importanza fondamentale del digitale sia a livello di comunicazione, sia a livello di competenze tecniche e  però manca di  strumenti e conoscenze. Per queste persone abbiamo attivato un corso di WordPress, proprio i nostri clienti ci hanno chiesto di aiutarli a soddisfare questo bisogno.

Noi insomma passiamo dall’uno all’altro ambito perché sono entrambe necessità. E sono molto complementari. Non ho problemi a dire che io e Chiara, e le persone che ci stanno intorno, consumiamo tantissima narrativa su e-reader ma nello stesso tempo continuiamo a comprare anche libri di carta, a seconda dei posti, del tempo, dell’autore, del libro. I lettori forti insomma scelgono entrambe le cose, anche se – ripeto – su questo tipo di libri è più facile questo approccio, in altri campi magari ti direi altre cose.

Cosa ne pensi di libricity?

Diverse persone sono venute proporre una cosa simile, però nessuno ci ha convinto prima di voi. Quello che riconosciamo di diverso in voi è l’investimento personale molto alto. In questa cosa così sperimentale non puoi pensare di guadagnare subito, non puoi pensare di conoscere tutto subito, ma devi andare a bussare alle porte di tutti e convincere un sacco di persone. Insomma un investimento personale enorme è il primo motore, e in Libricity si sente molto. Inoltre voi state riuscendo in qualche modo a scardinare gli scogli tecnici: il libraio spesso sa poco di tecnologia, e chiedergli di fare un file può essere un problema, e poi librerie che quasi non hanno un gestionale e quindi il passaggio dei dati complicatissimo… Infine far parlare la tua libreria con le altre librerie è lo scoglio più grande. Secondo me voi state lavorando bene per superare queste difficoltà, e poi libricity, dal punto di vista grafico, della comunicazione, ci è sembrato molto chiaro e quindi invitante, sia per il libraio che per il lettore anche non esperti di questi strumenti.

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