Archeobooks (Indipendenti 11)

Cari lettori e cari utenti di libricity, un veloce aggiornamento: nuovi contatti in queste ultime settimane hanno aperte nuove possibilità per la nostra piattaforma che sarà quindi pronta a settembre.
Ad agosto il blog si ferma per la chiusura delle librerie, ci rivediamo a settembre e vi auguriamo buone vacanze. In questa puntata della nostra rubrica dedicata alle librerie indipendenti  vi presentiamo, con Edoardo Quadrelli, Archebooks a Milano, corso Magenta 15 all’interno del Civico Museo Archeologico di Milano (pagina Facebook).

Archeobooks

Ciao Edoardo, ci racconti di te e della tua libreria?

Io sono Edoardo Quadrelli, ho la fortuna di essere laureato in archeologia e questo è stato già un buon inizio quando si è creata la possibilità di entrare in questo museo per aprire un bookshop. Appunto grazie a questa preparazione mi è venuto più facile e a volte spontaneo fare proposte e cercare di rendere questo spazio non solo un bookshop classico museale ma appunto una libreria specializzata di testi di archeologia, storia antica, antropologia e tutto quello che ruota intorno un po’ all’antichità. Chi entra ed è interessato a questi argomenti, chi studia e chi ci lavora, può trovare fisicamente già qui un testo che gli serve oppure si fa una ricerca e quindi procurano testi specializzati.

Quindi funzioni come una libreria giusto? Perché i bookshop generalmente sono legati ad editori.

Tendenzialmente si, in genere sono case specializzate in arte, però io non sono legato a nessun tipo di editore, Archeobooks è un bookshop gestito come una libreria. Ho una duplice funzione in questo spazio, bookshop tradizionale perché chiaramente ci sono i gadget, le guide del museo e della chiesa qua vicino ma anche quello che spero sia un po’ già una libreria specializzata.

Come scegli i libri?

Chiaramente vi era un nucleo centrale con la proposta del museo e qualcosa su Milano. Per il resto sono partito dalle mie conoscenze, allargando sempre più. Ho iniziato a proporre sempre più cose che in realtà riflettono la mia volontà di approfondire molti argomenti ma vedo che trovano riscontro anche in parte del pubblico. E oltre ai testi iperspecialistici e molto tecnici cerco di offrire delle alternative amichevoli e valide. Infine la Chiesa di San Maurizio qui ha aiutato ad ampliare la sezione di arte.

Da chi è composto il tuo pubblico?

Dai visitatori sia del museo che della chiesa, sfortunatamente pochi studenti perché diversi libri hanno costi piuttosto alti. Quindi le guide turistiche, poi appassionati che per caso entrano vedendo magari il cartello fuori e ogni tanto ritornano e infine qualche professionista nel senso di qualche dipendente della sovrintendenza. Nelle giornate di ingresso gratuito il pubblico si amplia molto, naturalmente.

Ed è un modello sostenibilie?

Secondo me si, è impegnativo chiaramente, perché io ho 93 fornitori diversi di libri. Però funziona, quantomeno in questa realtà piccola sta funzionando.

Fai qualche attività per far conoscere la tua libreria?

Cerco di fare presentazioni e di promuovere su Facebook. Ci sarebbe sicuramente da investire un po’ nella comunicazione, per provare a raggiungere più persone. E un aspetto che manca davvero è quello della parte web perché io ho solo delle conoscenze base…

93 fornitori sono una bella differenza rispetto a una catena o a una libreria di varia. Quali sono secondo te altri punti che ti differenziano rispetto a loro?

Il lavoro diretto con l’editore chiaramente permette di strutturare delle proposte di titoli differenti, anche il grossista te lo permette in astratto perché sei tu che lo scegli però il lavoro diretto con l’editore ti consente di essere consigliato, di avere uno scambio e di approfondire molto il catalogo, non solo perché tu lo vai a studiare e a proporre ma anche perché l’editore ti può indirizzare su quello che può essere un titolo più indicato. A volte ti fanno proposte di libri che tu non pensi possano incontrare il lettore e invece hanno un valore commerciale oltre che culturale. Questo rapporto naturalmente non accade con tutti gli editori, ma quando si stabilisce è molto fruttuoso.

Quali sono le difficoltà che vorresti risolvere per la tua libreria?

Sicuramente c’è la necessità di far emergere lo spazio museale perché portare più gente nel museo permetterebbe di lavorare meglio, farebbe arrivare più persone appassionate.
Una cosa a cui sto lavorando è il rifacimento estetico dello spazio, un ambiente più accogliente aiuta chi entra e cattura l’interesse di chi passa davanti .

Quindi stai investendo molto nella libreria, la parte web, la comunicazione, lo spazio…

Sì, penso che solo investendo del denaro e aggiornando gli spazi questo luogo possa crescere.

Sei abbastanza ottimista.

Sì, non vedo davanti un’apocalisse. Ho un riscontro economico e in questo terzo anno sta crescendo il lavoro o quantomeno le vendite stanno crescendo, nel senso che entrano in buona percentuale clienti davvero interessati.

Tornando alle difficoltà invece quali sono quelle legate al mondo editoriale generale, alla filiera editoriale?

Sicuramente c’è una sovraproposta di titoli che non agevola  le persone nella scelta. Insomma neppure tu libraio  li puoi guardare tutti e si dovrebbe davvero affrontare questa situazione.

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Ma non è un bene per il libraio che diventa un filtro? Insomma il lettore di fronte a troppi titoli dice “aspetta che vado in libreria a farmi consigliare”

Il mestiere del libraio è questo, fare una scelta a monte quando escono i nuovi volumi e all’interno di questa scelta poi fare delle proposte alla clientela che entra, leggendo, approfondendo, facendo dei collegamenti anche tra gli argomenti che permettono poi di aiutare nel cammino le persone. In questo spazio è più difficile perché essendo saggistica la gente tendenzialmente ha già un’idea, cerca di muoversi da sola ecco, poi ci sono quelli che chiedono consigli però la letteratura da più spazio a suggerimenti e associazioni. Ma anche qui è una cosa fattibile, affiancando alle proposte sui tavoli dei titoli che si assomigliano, si richiamano uno con l’altro, insomma già così crei un percorso che le persone possono anche seguire da soli senza bisogno di chiederti, di approcciarti. A volte anche quello è difficile, il chiedere consiglio, però il lavoro del libraio indipendente è questo rispetto ad una catena: lavori sulle persone, sulla proposta. Ed è una cosa che pochi fanno bene, a mio avviso.

Come vedi il rapporto tra tecnologia e editoria e librerie?

Sicuramente può aiutare. Nel mio caso penso alla vendita online in un mercato come questo della storia antica e dell’archeologia dove in Italia forse siamo in tre come librerie specializzate.
E poi gli ebook che non vedo in contrapposizione al libro di carta, costano un po’ di meno e magari un libro di 500 pagine sull’ebook pesa anche meno da portare in giro, secondo me  per i titoli di saggistica può avere un buon mercato ecco. E penso pure alla proposta in libreria di ebook.

Cosa pensi del progetto libricity?

Ritengo che sia un progetto molto valido e può facilitare la conoscenza di nuove librerie e il contatto con il lettore. Può essere uno strumento che aggrega librerie diverse e permette di condividere informazioni mettendo energie in comune. Anche se in questo mercato piccolo e difficile ci sono spesso gelosie e poco scambio di informazioni: siamo una categoria che tende a vivere in microcosmi, la libreria diventa il tuo mondo, il libraio non va mai in un’altra libreria…

E come sono i rapporti con le altre librerie?

Se non ho un libro io non ho nessun problema a dire “vai là”, perché so come lavorano le librerie che consiglio. Per dirti con Gogol & Company e con Hellisbook questo scambio già avviene, se non vuoi aspettare il mio ordine ti dico vai in queste librerie, e so che anche loro lo fanno. In questo senso secondo me ci deve essere una collaborazione tra librerie, dove oltre ad applicazioni come libricity hai una collaborazione concreta con altri spazi.
Quando ovviamente ci sono delle affinità. Anche Gogol lavora sulla selezione e la rotazione dei libri molto bassa, non bisogna inseguire la novità a tutti i costi, escono 500 titoli al giorno… Se ogni settimana devi proporre 200 titoli nuovi non fai a tempo neanche a capire cos’hai in libreria, e penso anche che la riconoscibilità sia un fattore importantissimo per le librerie. La riconoscibilità e la caratterizzazione di un posto non solo dal punto di vista estetico come arredo e tutto il resto ma sopratutto dal punto di vista delle proposte. Deve essere lampante per chi entra che tu lavori in una maniera diversa; certo è molto più rischioso ma può funzionare bene. Avendo libri che restano più tempo sul tavolo delle novità hai più tempo anche tu libraio per scegliere cosa mettere, per studiare e approfondire e non trattare il libro solo come un prodotto. Alla fine lo è un prodotto, un oggetto che devi vendere, ma se lo conosci ti dà una possibilità di offerta culturale veramente ampia, se sei uno appassionato che legge puoi creare dei percorsi incredibili. Lo fanno in pochi e però a quanto vedo quei pochi lavorano.

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