Centofiori (Indipendenti 6)

Per la sesta puntata della nostra rubrica dedicata alle librerie Indipendenti  incontriamo Roberto Tartaglia della libreria Centofiori, Piazza Dateo 5, Milano (Facebook). Prima della chiacchierata vi aggiorniamo in breve su Libricity la nostra app dedicata alle librerie indipendenti, disponibile nelle versioni Android e iOS.  È  ancora in beta e ci potrebbero essere malfunzionamenti (la versione iOS dà problemi nella lista dei risultati della ricerca e le mappe sono in una vecchia versione, stiamo aspettando l’aggiornamento da parte dell’Apple Store); il vostro feedback è molto utile e apprezzato, vi invitiamo quindi a scriverci ad app@libricity.com. L’app al momento copre principalmente Milano (12 librerie) e ci stiamo allargando anche su altre città. Abbiamo pronta una sorpresa per il Salone del Libro ma su questo vi diremo meglio tra un po’.

Centofiori

Raccontaci un po’ la storia di Centofiori.

La libreria nasce nel 1975 come libreria specializzata in psicologia, la prima a Milano, perché c’era un gruppo di studenti iscritti a psicologia a Padova che aveva bisogno di un punto di riferimento qui. Nel tempo la libreria è cambiata e si è ampliato quello che era un piccolo reparto di varia. La proprietà è stata rilevata da me e dal mio socio Andrea Spazzali nel 2005, e ne abbiamo accentuato ancora la trasformazione in una libreria di varia.

Oggi siamo molto attenti alle proposte di piccoli editori e in generale di qualità e siamo molto più orientati sulla narrativa che sulla saggistica. Abbiamo inoltre potenziato molto presentazioni ed eventi, ne facciamo uno o due a settimana.

Il catalogo è basato molto sul gusto personale?

Sì. Una libreria indipendente è bella per questo, e consideriamo anche che ti devi differenziare. La scelta cade su quello che piace a noi, anche perché se presenti o parli di un libro che ti è piaciuto è un’altra cosa. Io, il mio socio e le altre persone che lavorano con noi abbiamo ognuno il proprio gusto, ognuno ci mette il proprio pezzettino, poi io e Andrea coordiniamo ed elaboriamo i vari spunti.

Inoltre abbiamo ampliato moltissimo la parte bambini, anche perché siamo una libreria di quartiere e il settore tendenzialmente funziona bene. In una libreria di tre stanze ne abbiamo una interamente dedicata al mondo bimbi, e anche li cerchiamo di mediare tra il commerciale che va da sé, diciamo, e la nostra proposta.

I bambini scelgono da soli?

I genitori che vengono qui con i figli si dividono all’incirca tra una metà che lascia scegliere al bimbo e un’altra metà che cerca di indirizzarlo verso un libro specifico. Direi però che i ¾ dei libri per bambini acquistati sono regali fatti senza il bambino presente.

Cosa porta il calo dei lettori di questi anni?

Il mercato si restringe, tutti diventano più cattivi e tutti i processi sono esasperati, questa è la situazione… Sul calo dei lettori voglio dire che purtroppo la libreria è troppo spesso vista come un posto polveroso e il libraio come una persona vecchia che non sta al passo con i tempi. Invece va comunicato il messaggio che leggere e andare in libreria è anche un momento ludico. Da ragazzo giravo nei negozi di dischi e nelle librerie, anche senza comprare, per me era un piacere ma penso che non lo fosse solo per me. Questa cosa si è purtroppo un po’ persa.

In questo contesto la forza della libreria indipendente è la riconoscibilità, anche verso i clienti: tu che entri qui non sei uno dei tanti, sei un mio cliente, ti conosco, spesso ti chiamo per nome, spesso vieni da me perché vuoi un consiglio: “mi è piaciuto Stoner, cosa mi proponi ora da leggere?” Insomma c’è questo rapporto umano, è su questo che noi ancora viviamo: il consiglio e la personalità.

E per noi è importante pure la parte commissionale di libri introvabili o di piccoli editori che le librerie di catena non hanno o non pensano di trovare. Noi per il cliente andiamo persino a recuperare cose che alla fine non ci portano alcun guadagno. Davvero capita di vendere il libro esattamente come lo abbiamo pagato, però il cliente e va servito. E su quel libro non ci guadagni ma la prossima volta forse quella persona verrà da me a fare i regali di natale per la famiglia.

Quali sono le differenze principali tra un’indipendente e una libreria di catena?

Le librerie indipendenti scelgono ogni cosa appunto in maniera indipendente. Io non ho nessuna direttiva, non ho da rendere conto a nessuno, sono libero di fare nella mia libreria quello che mi pare più giusto. E per questo non vendo le vetrine, non vendo lo spazio d’esposizione.

Le mie proposte sono condizionate solo da quello che posso immaginare interessante per il pubblico nel contesto in cui sono. Avere un reparto di bambini molto grande e con quel tipo di assortimento dipende sicuramente dal fatto che a me i libri per bambini piacciono e penso che sia importante proporli, ma anche dal fatto che essendo una libreria di quartiere quelli che si spostano meno sono i bambini e i genitori spendono volentieri per i figli.

Per fortuna ci sono ancora vari editori e librai indipendenti che fanno scelte ben precise, ad es. alla libreria Marco Polo non hanno libri di grossi editori, solo ed esclusivamente libri di indipendenti, fanno un’offerta molto selezionata ad un pubblico di nicchia. La nicchia è sempre più piccola per cui adesso si fa fatica, sinceramente con la libreria Centofiori non me la sentirei di portare avanti una scelta così drastica, nel senso che non posso non avere Bruno Vespa. Ma non lo metto in vetrina.

Centofiori

Quali sono le difficoltà più grandi nella gestione di una libreria indipendente?

Le difficoltà sono enormi. Il lavoro è spesso schizofrenico, non puoi decidere adesso faccio questo e finito questo faccio quest’altro, sei sempre in multitasking: arriva il rappresentante e inizi a guardare le novità però nel frattempo entra il cliente, e nel mezzo la telefonata del giornalista o dell’ufficio stampa dell’editore che ti vuole chiedere qualcosa… Devi continuamente dedicarti a più attività contemporaneamente. Poi in particolare in questo periodo la difficoltà è far tornare conti, le spese aumentano continuamente in ogni campo, dall’affitto alla luce a tutto quello che è la conduzione normale, mentre il margine è sempre più risicato.

Noi siamo una piccola realtà abbastanza fortunata però anche noi viviamo questo calo, più contenuto rispetto ad altre situazioni, certo. Noi abbiamo avuto nel 2009 un anno strepitoso perché siamo stati molto bravi con un impegno massacrante, e la crisi si cominciava a sentire ma non era ancora al culmine. Ci siamo fatti conoscere molto nel quartiere, abbiamo lavorato su tutti i clienti per non perderne nessuno e anzi trovarne di nuovi, abbiamo istituzionalizzato le presentazioni – una o due a settimana. Queste attività ci hanno permesso di fare investimenti per cui abbiamo assunto delle persone part time, però da li abbiamo appunto avuto un calo e non è semplice.

Stai vedendo un miglioramento in questo inizio 2015?

Non ancora, direi. I dati per il momento non sono sicuri, alcuni segni paiono positivi, altri meno. Dobbiamo capire meglio, insomma.

Come selezionate gli eventi?

Contano gli ottimi rapporti che abbiamo con diversi editori, a loro di solito non diciamo di no. E naturalmente pensiamo al tipo di libro, se ci piace o meno, se la cosa è in grado di attirare persone.

L’anno scorso eravamo molto preoccupati dalla forma canonica della presentazione: l’autore parla dell’ultimo libro uscito insieme a una “spalla” che lo sollecita. Diverse presentazioni erano andate meno bene di quello che ci aspettassimo per partecipazione e presenze, e insomma abbiamo riflettuto sul fatto che questa formula standard è ormai applicata da tutti. Le presentazioni prima erano molte meno e la gente quindi partecipava facilmente. Ci siamo quindi posti il problema di trovare qualcosa di diverso dalla classica presentazione del libro in uscita, abbiamo provato a organizzare degli eventi, anche se costano molta più fatica. Ad esempio il bravissimo Marco Rossari ha fatto qui una domenica mattina una lettura molto coinvolgente di brani di Carlo Emilio Gadda ed è andata molto bene. Insomma anche in questo campo sperimentiamo sempre.

Quali sono le relazioni con le altre librerie indipendenti? E vedi un vantaggio nell’iniziare progetti comuni?

Noi libreria Centofiori siamo stati i promotori e soci fondatori della LIM, Librerie Indipendenti Milano. L’idea non è partita da noi ma abbiamo aderito subito e tra l’altro faccio parte del direttivo della LIM. Secondo me è una cosa necessaria e credo molto nella possibilità dell’associazione di far conoscere bene cosa sia una libreria indipendente. Per me l’associazione deve essere uno strumento che fa da cassa di risonanza a quelle che sono le nostre normali e quotidiane attività, non voglio usarla per fare i gruppi di acquisto o cose strane. Vorrei che la LIM facesse capire ai milanesi la differenza tra librerie indipendenti e librerie di catena e grande distribuzione.

Di questo me ne sono reso conto qualche anno fa quando mi avevano chiesto di intervenire in quanto libraio indipendente a Roland, ero con due editori indipendenti, un esponente della distribuzione e un esponente di una rete vendita, per cui c’era tutta la filiera; parlando ci siamo accorti tutti che chi ci stava ascoltando non conosce assolutamente ciò che noi davamo per scontato, cioè i diversi meccanismi tra il promuovere, prenotare, distribuire e vendere un libro. Insomma noi ci arrocchiamo su determinate cose che il lettore non sa neanche di cosa stiamo parlando, per cui secondo me la LIM deve avere questa funzione di far conoscere il nostro ruolo.

La LIM ha quindi una forza aggregatrice?

Tieni conto che al suo interno sono tante realtà, le librerie indipendenti sono molto diverse una dall’altra, andiamo da una libreria di varia come la nostra alla libreria specializzata, alla libreria dell’usato: i librai sono diversissimi tra loro.

La LIM sta facendo fatica però ora è più riconosciuta e riconoscibile. È stato necessario creare un’associazione dei librai perché se no le istituzioni non ti ascoltano, se sei un gruppo di librerie e vuoi fare qualcosa devi mostrare un referente in comune. Adesso come associazione siamo riconosciuti e spesso è l’istituzione che ci chiede di partecipare a questo e a quel’altro evento. Insomma in un certo senso assumi anche un ruolo politico.

Cosa pensi della tecnologia ed al suo rapporto con il mondo editoriale nella filiera intera? e cosa pensi del progetto Libricity?

Non ho nessun tipo di pregiudizio rispetto alla tecnologia, anzi penso che aiuti molto, bisogna chiaramente vedere come viene usata, per esempio un progetto come il vostro mi pare un’ottima idea, noi abbiamo partecipato volentieri. Tutto ciò che aiuta a portare gente in libreria e farci conoscere secondo me è positivo.

Rispetto a molti miei colleghi e ad altre persone non sono così impaurito dall’ebook, secondo me il libro cartaceo è un oggetto perfetto che non tramonterà mai. Soprattutto per quello che riguarda la mia vocazione per la libreria di varia, il digitale non mi preoccupa più di tanto, mentre per lo studio e la lettura professionale contrapposta alla lettura d’evasione forse la situazione è diversa.

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