Aleph (Indipendenti 5)

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Dopo questo veloce aggiornamento sul nostro prodotto, passiamo alla quinta puntata della nostra rubrica dedicata alle librerie Indipendenti. Abbiamo intervistato Sergio Marchio della libreria Aleph in Piazza Lima a Milano (sito , Facebook).

Aleph

Quali sono la storia e le caratteristiche di Aleph?

La libreria nasce nel 1993, ma io faccio il libraio da quasi quarant’anni. Dopo una breve esperienza in una libreria qui in Corso Buenos Aires dove ho acquisito i rudimenti del mestiere, a fine degli anni settanta ho aperto la libreria Centofiori e l’ho diretta per 13 anni fino al 1992. Lì ho incominciato con un taglio del lavoro molto specifico, sfruttando alcuni elementi logistici come la vicinanza con un grosso centro di informazione in psicologia clinica e sostenendo l’attività di una associazione studenti di psicologia fuori sede. Adesso ci sono una trentina di corsi di psicologia in Italia ma nei primi anni ottanta erano solo a Padova e a Roma; su Padova confluiva tutto il Nord, quindi Milano aveva circa 3000 studenti che stavano qui e poi davano gli esami a Padova. Insomma un grosso movimento, e c’era una sorta di autocoordinamento a cui noi fornivamo una base logistica, una sala riunioni e un telefono per fare segreteria.

E come mai questa particolarità? Perché lei ha studiato…

No, non avevo specifici interessi all’inizio, mi sono ritrovato dentro questo mondo e poi ho sposato due psicologhe psicanaliste… Ma devi pensare cos’era la fine degli anni Settanta, la presenza degli studenti era molto vivace. Io ho avuto delle esperienze negli anni 60 e 70 di movimento, e diciamo che ho convertito quelle prassi su una “rete di servizi”. La libreria appunto per una dozzina di anni ha avuto sempre dei buoni risultati e a un certo punto ho capito che, evolvendo la struttura professionale e scientifica dell’area, bisognava fare un salto, allora ho trovato questo locale che è in una zona molto fruibile (nella fermata della metro Lima), ho suggerito al neonato ordine degli psicologi di venire qua in corso Buenos Aires 75 dove sono ancora, a 100 metri di distanza, e abbiamo costruito una sorta di asse (una volta c’era pure la sede dell’associazione studenti qui). Nel frattempo la categoria si è evoluta e poi c’è stata anche un’esplosione dei temi psicologici in Italia: la psicologia è uscita dalla nicchia accademica e di una costola minore della psichiatria e si è guadagnata uno spazio nel grande pubblico,

Grazie anche a contingenze fortunate abbiamo seguito passo passo questa evoluzione e in sostanza abbiamo creato un punto vendita che è anche una sorta di community. Pensa che abbiamo una mailing list di circa 11.000 contatti iscritti e raccolti uno a uno con liberatoria quindi non comprati ma costruiti in maniera “militante” . E lavoriamo con una settantina di scuole di formazione. Siamo insomma la libreria italiana specializzata in quest’area, la più grossa d’Italia.

Com’è cambiato in queste fasi, dalla nicchia al grande pubblico, il catalogo della libreria?

Il catalogo ha seguito il percorso dell’accrescersi della domanda e ha seguito anche lo sviluppo tecnologico perché con il digitale ormai anche la produzione è esplosa: il digitale con basse tirature mette gli editori in condizione di fare proposte più mirate e anche di rischiare e sperimentare, quindi diciamo che il numero di titoli è aumentato di molto.

Faccio sempre un esempio, trenta anni fa se volevi un testo sull’analisi transazionale ce n’erano due, Eric Berne con A che gioco giochiamo, e un titolo che si chiamava Nati per vincere; adesso ce ne saranno, per dire, solo in questo settore, settanta. Ed è cresciuto tantissimo pure il numero degli operatori.

Come scegliete il catalogo in un momento di ampliamento così grande di offerta e di temi, come selezionate i titoli?

Attraverso una conoscenza di massima del contesto in cui questi sono stati prodotti, nel senso che conosciamo i filoni e abbiamo la sensibilità per capire se un’opera è veramente importante o no. Ogni percorso è un misto tra la proposta editoriale specifica, la realtà che l’ha prodotta, il fatto che questa realtà che l’ha prodotta è all’interno di un contesto formativo, insomma sono varie le dinamiche che concorrono alla scelta di un titolo.

Ti faccio un altro esempio: fino a quindici anni fa i disturbi dell’apprendimento non venivano neanche ben inquadrati dal punto di vista clinico, eravamo al classico intelligente ma non si applica. Poi hanno iniziato a focalizzarsi concetti come la dislessia, nel momento in cui è stata individuata e nominata la dislessia ha cominciato a muoversi la ricerca da una parte, la pubblicistica dall’altra, la formazione dall’altra ancora. Stare sul pezzo su queste cose è importante, avere relazioni con strutture di formazione, con cui noi abbiamo rapporti ormai decennali, è fondamentale

Aleph

Quali sono i temi che suscitano oggi più interesse?

Dipendenze, disturbi di apprendimento del linguaggio, la resilienza come abilità sociale. Sono tanti, insomma, e vanno da momenti a momenti perché poi ognuno produce attività, richieste, anche nel nostro campo succede un po’ come nell’editoria classica, le Cinquanta sfumature di grigio producono centinaia di cloni erotici… Si va ogni volta a sondare ed indagare fenomeni che poi esplodono e a volte rientrano senza lasciare traccia e a volte invece rispondono a delle reali esigenze con risultati effettivi.

Che tipo di lettori vengono a comprare libri qui e quali servizi specifici offrite?

Da noi vengono studenti, operatori, formatori, psichiatri, psicologi clinici. Questo è l’80% del nostro pubblico, sanno di trovare oltre alla presenza una consulenza orientativa, sappiamo di cosa stiamo parlando, insomma. Ultimamente stiamo vendendo molto una app per tablet per le scuole medie e elementari che aiuta gli studenti con problemi di apprendimento: abbiamo le processioni dei genitori che vengono qui e devi seguirli tutti e capire le loro specifiche esigenze.

Interveniamo con bibliografie e presenze specifiche a convegni e attività seminariali delle varie associazioni. Anche questa è una fonte importante di promozione per noi, e pure di vendita se riusciamo ad interpretare coerentemente le esigenze.

Poi abbiamo il sito web ovviamente pressato dalla forza di Amazon, che non è affrontabile da nessuno, figurati da noi… Abbiamo anche avuto la richiesta di Amazon di entrare nel loro Marketplace ma l’ho rifiutata perché noi forniamo un valore aggiunto che Amazon non riesce a dare: la costruzione intorno al catalogo. E si deve sapere sempre che cosa è veramente importante perché l’informazione editoriale è la maggior parte delle volte confusiva e suggestiva, il nostro mestiere è proprio saper indirizzare correttamente.

Quali sono le difficoltà più grandi di un libraio indipendente a Milano nel 2015?

Sicuramente l’aumento dei costi della distribuzione che noi sentiamo come erosione dei nostri margini. Da cinque o sei anni gli editori si vedono costretti a dare condizioni sempre migliori a grandi distributori. E cruciali sono i tempi di distribuzione, siamo in una situazione paradossale per cui tu da un distributore ricevi in maggior tempo i volumi di quello in cui normalmente il cliente finale li riceve da Amazon! Insomma è più lento il distributore a dare a noi i libri che Amazon al cliente, questo è un grandissimo problema, e c’è questa lentezza perché le politiche di scala e di contenimento dei costi della distribuzione e le procedure interne fanno si che tutti gli step prendono più tempo. Insomma siamo nella situazione di ricevere i libri dai distributori in maniera molto poco competitiva. Poi vengono l’informazione e tutto le altre componenti però l’aspetto principale è questo:  tu per stare sul mercato devi avere un senso, il senso è per noi di fornire un servizio efficace all’interno di questa community e di implementarla e sostenerla.

Quali sono le differenze tra una libreria indipendente e una di catena?

La selezione dei titoli, l’agilità, la flessibilità, la possibilità di controllare il processo nel suo complesso. Io acquisto il libro, lo faccio arrivare in libreria, lo dispongo, lo vendo e lo pago. Ho il controllo di questa catena qua, faccio i conti economici e li faccio quadrare. Se vedo un problema lo individuo attraverso una lettura critica e lo affronto.

Cosa pensi del nostro progetto Libricity?

Il vostro progetto mi sembra buono e mi domandavo perché nessuno l’avesse fatto prima (risate). Io non ho competenze in questo ambito ma pensa solo che qui in Buenos Aires sei in uno dei punti in Italia dove hai più possibilità di trovare un volume. In questa area c’è una concentrazione di librerie grosse, di varia, specialistiche, la libreria dei ragazzi, la libreria di libri in lingua, la Tadino con libri di ambito sociale ecc. Insomma se prendi un compasso e tiri un cerchio di 1km diciamo che qui hai una concentrazione di titoli uguale se non superiore a quelle che trovi in centro a Milano.

2 thoughts on “Aleph (Indipendenti 5)

  1. Mi sa che gli editori vi raccontano un po’ di balle (costo dei distributori). Piuttosto perché gli editori concedono il 40% di sconto ad Amazon e Ibs? Questa è una bella domanda a cui non sanno rispondere. Io si, saprei rispondere. Buon lavoro e buona resistenza Indipendenti. Aleph, gran bella libreria.

    1. buongiorno ribio rip, ci farebbe molto piacere avere la sua risposta in modo da poter dialogare e discutere su questi temi, la nostra pretesa non è insegnare nulla a nessuno ma creare un campo di discussione per cui siamo molto interessati a qello che sa

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